Chi uscì con Sarmento?

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Sarmento

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Augusto

Augusto

Cesare Augusto (in latino Caesar Augustus; Roma, 23 settembre 63 a.C. – Nola, 19 agosto 14), nato Gaio Ottavio (Gaius Octavius) e conosciuto anche solo come Ottaviano o Augusto, è stato il fondatore dell'Impero romano e suo primo imperatore. Il suo governo durò un quarantennio (dal 27 a.C. al 14 d.C.), risultando uno dei più longevi della storia: in quest'arco di tempo, la crisi istituzionale della Repubblica romana fu risolta in direzione di un potere sostanzialmente monarchico, detto dai moderni "principato", ma presentato da Augusto stesso come una forma di restaurazione (restitutio rei publicae).

Dopo l'assassinio di Giulio Cesare (15 marzo 44 a.C.), dal testamento del dittatore si scoprì che Gaio Ottavio era stato indicato erede e figlio adottivo. Il nuovo Cesare, insieme a Marco Antonio e a Marco Emilio Lepido, instaurò il Secondo triumvirato, una magistratura ufficiale (a differenza del Primo triumvirato tra Cesare, Crasso e Pompeo, che aveva avuto carattere esclusivamente privato). Tale soluzione non fece che lenire i sintomi di uno scontro per il potere che aveva ormai natura personale e che andava al di là della struttura istituzionale dell'antica Repubblica.

Ritiratosi Lepido, rimasero in due a contendersi il potere universale: Ottaviano e Antonio. Il primo aveva centrato il suo potere in Occidente e, in particolare, a Roma, mentre il secondo, desideroso di coprirsi di fama e di portare avanti gli ultimi intendimenti di Cesare, con la preparazione di una campagna contro l'Impero partico, in Oriente. Ottaviano fu abile nel propagandare a Roma l'immagine di un Marco Antonio, un tempo valoroso generale, ora traviato dalle alleanze orientali e mutatosi in despota; dal canto suo, Ottaviano si presentava come conservatore delle tradizioni repubblicane. Lo scontro si risolse alla battaglia di Azio del 31 a.C. e poi in Egitto, dove Antonio e poi la regina Cleopatra, sua più importante alleata orientale, si suicidarono.

Nel 27 a.C., Ottaviano rimise le cariche nelle mani del Senato; in cambio ebbe un imperio proconsolare che lo rese capo dell'esercito; gli fu anche conferito il titolo onorifico di Augustus, cioè "degno di venerazione e di onore". Assunse da quel momento il nome Imperator Caesar Divi filius Augustus (nelle epigrafi IMPERATOR·CAESAR·DIVI·FILIVS·AVGVSTVS).

Augusto cercò di presentarsi come artefice della restaurazione della Repubblica romana, dei costumi degli antenati (il mos maiorum) e, soprattutto, come garante della pax romana, cioè di quel clima di pace e di ordine che imponeva su tutto l'impero di Roma le stesse leggi, la stessa lingua e un'unica economia. Questa idea di Roma come trionfatrice universale fu alimentata da un uso accorto delle immagini, l'abbellimento della città, la tutela degli intellettuali che celebravano il principato (la forma di governo caratteristica dell'età augustea), la riqualificazione del Senato e dell'ordine degli equites.

Lo stesso Augusto volle lasciare di sé un'immagine eroica nelle Res gestae e consapevolmente sostenne Virgilio in questa celebrazione nell'Eneide: durante la sua vita, Augusto aveva evitato di attribuirsi appellativi divini, ma subito dopo la sua morte fu subito considerato figlio di Dio. L'attributo Augustus indicava un riconoscimento religioso e in seguito ebbe anche quello di princeps. Alcuni storici, come Seneca il Vecchio, Seneca il Giovane, Sallustio, Svetonio e Appiano, sottolineano la crudeltà delle proscrizioni, la conquista astuta del potere e la politica autocratica di Augusto come elementi caratteristici di questa fase della storia romana.

Dal punto di vista amministrativo, le riforme di Augusto furono importanti e durature. Attribuì le province non pacificate a legati imperiali scelti da lui stesso, lasciando le altre a proconsoli di rango senatorio; tutti però rispondevano all'imperatore. Augusto tenne per sé l'Egitto, sotto il governo di un suo prefetto. Riformò il sistema fiscale e monetario. Riorganizzò l'amministrazione della città di Roma, attribuendo ad alti funzionari statali la cura dell'urbanistica, la responsabilità dell'approvvigionamento alimentare e la gestione delle acque. Inoltre, contribuì enormemente a fare di Roma la meraviglia dei secoli. Rimodellò l'Urbe lasciando la frase: "Ho trovato una città di mattoni, ne lascio una di marmo". Roma giunse a uno splendore elevatissimo.

Augusto restò al potere sino alla morte e il suo principato fu il più lungo della Roma imperiale. L'età di Augusto rappresentò un momento di svolta nella storia di Roma e il definitivo passaggio dal periodo repubblicano al principato. La storiografia contemporanea si è occupata dell'eredità storica di Augusto, oggetto di iperboliche ridefinizioni durante il ventennio fascista.

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