Chi uscì con Bernardina de Corradis?
Ludovico Sforza ha datato Bernardina de Corradis dal ? al ?.
Bernardina de Corradis
Bernardina de Corradis (fl. XV-XVI secolo) fu amante di Ludovico il Moro, duca di Milano.
Per saperne di più...Ludovico Sforza
Ludovico Maria Sforza detto il Moro (Milano, 3 agosto 1452 – Loches, 27 maggio 1508) fu duca di Bari dal 1479, reggente del Ducato di Milano dal 1480, infine duca egli stesso dal 1494 al 1499, essendo al contempo signore di Genova. Ai suoi tempi considerato l'Arbitro di Italia, secondo l'espressione usata dal Guicciardini, per via della sua preminenza politica in seguito alla morte di Lorenzo il Magnifico..
Dotato di raro intelletto e ambiziosissimo, riuscì, benché quartogenito, ad acquistarsi il dominio su Milano, dapprima sottraendo la reggenza alla sprovveduta cognata Bona, dappoi subentrando al defunto nipote Gian Galeazzo, che si disse da lui avvelenato. Principe illuminato, generoso e pacifico, si fece patrono di artisti e letterati: durante il suo governo Milano conobbe il pieno Rinascimento e la sua corte divenne una delle più splendide d'Europa. Fu però di natura paurosa e incostante: per far fronte alle minacce del re Alfonso di Napoli, chiamò in Italia i francesi; minacciato anche dai francesi, non seppe fronteggiare il pericolo, e vi scampò solo grazie all'intervento della moglie Beatrice. Morta Beatrice, entrò in depressione, la sua corte si trasformò "di lieto paradiso in tenebroso inferno", ed egli soccombette infine al re di Francia Luigi XII, che lo condusse prigioniero in Francia, ove terminò miseramente i suoi giorni.
Il giudizio dei contemporanei fu controverso: Leandro Alberti di lui scrisse: «Era di tanto ingegno, che pareva non che Italia, ma tutta Europa fosse da lui governata, onde pareva l'arbitro de tutte le cose della Christianità», mentre Paolo Giovio ne disse: «Arrecò tanto splendore et ricchezza alla Lombardia, che da tutti era chiamato edificatore della pace aurea, della pubblica sicurezza et della leggiadria».
Ben diverso è il giudizio dei maggiori storici e pensatori politici del periodo, Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, i quali, per motivi diversi attribuiscono al Moro la responsabilità prima della “Ruina d’Italia” giudicandolo in più luoghi delle loro opere “un uomo di stato dannoso a se stesso e al suo paese”, per aver irresponsabilmente assecondato la discesa in Italia di Carlo VIII, che avrebbe scatenato le Guerre d’Italia. Nelle Istorie fiorentine del 1508/9, Guicciardini raffigura L. Sforza come il maggior colpevole fra tutti gli italiani della malasorte italiana. Dopo essersi irrimediabilmente inimicato il re di Napoli e i Fiorentini, per assicurarsi un aiuto e vendicarsi, egli iniziò a fare patti con il re Carlo di Francia («seguitava la pratica co’ franzesi»): cosa che Guicciardini commenta con le celebri parole: «Questi furono e’ princìpi e le origine della ruina di Italia».
Inoltre Ludovico è spesso stato accusato di eccessiva avidità di denaro da destinare allo sfarzo della sua corte, che alla lunga lo avrebbe reso impopolare anche tra i suoi sudditi, e dal Machiavelli di incapacità come governante, per non aver previsto i pericoli che incombevano e non aver provveduto ad una efficace difesa del suo dominio. Commentando il grande vuoto lasciato al timone della politica italiana dalla morte del Magnifico Lorenzo de' Medici il Segretario fiorentino annota che «cominciorono a nascere quelli cattivi semi i quali, non dopo molto tempo, non sendo vivo chi li sapesse spegnere, rovinorono, e ancora rovinano, la Italia»
Per saperne di più...